Fare la birra è certamente un’arte, ma farla utilizzando materie prime del territorio è la massima espressione di un talento. Questo, Mario Cipriani lo sa molto bene, grazie anche alla ricchezza del suo territorio riesce sempre a stupirci con le sue creazioni brassicole. Sono andato ad incontrarlo nel  laboratorio ad Alvignano, nell’alto casertano,paese ricco di eventi storici  e crocevia di popoli che nei secoli ne hanno arricchito la storia e le tradizioni. Mi accoglie nella sede storica del birrificio dove è ancora presente il suo primo impianto di produzione da 120 litri (penso uno tra i più piccoli in Italia) con il quale Mario ha iniziato a “brassare” le sue creazioni. Mi racconta:“Tutto è iniziato con la mia passione verso la birra, tanto che nel 2006 ho deciso di approfondire le mie conoscenze da homebrewer andando a fare uno stage presso un birrificio abruzzese di proprietà di Juri Ferri(Almond 22,ndr). Da quel momento ho deciso di trasformare la mia passione in lavoro, cercando di perfezionare, cotta dopo cotta, le mie ricette. Il mio obiettivo oggi è quello di fare delle birre che abbiano una personalità che le renda uniche . La mia prima creazione è stata la “Lemonale”, una birra stile “blanche” dove ho utilizzato coriandolo e limoni di Sorrento le cui scorze sono state essiccate nel forno di mia madre!. Poi è nata la “Cubulteria”, una “Wheat ale” di 6,8 gradi dove i profumi della cannella e delle bucce d’arancia, uniti ai luppoli Hallertau e Saaz, la rendono raffinata ed intrigante.”  Il pomeriggio prosegue degustando le altre birre che Mario produce continuando con la “Carminia”, una “Ipa” di 4,6 gradi aromatica ed amara dove si utilizzano cinque differenti luppoli, europei ed americani, la “Amber Doll” dove il finale amaro viene bilanciato dal miele di castagno prodotto nel suo territorio, la “Radica” con un conclusivo netto di genziana, la “Centesimale” creata per festeggiare la sua centesima cotta dove ha utilizzato mosto di uve Pallagrello e mele anurche, e la “De Rinaldi” una 8,5 gradi molto strutturata e complessa dove i sentori di mela,fichi e vaniglia si bilanciano con un amaro persistente e lungo, ma mai invadente. E proprio con l’ultimo sorso di birra che capisco in pieno la filosofia produttiva di Mario: le sue birre come espressione di un territorio.

 

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